Don Agostino Festeggia i suoi 25 anni di Episcopato.



La Chiesa diocesana di Potenza, Muro L. Marsiconuovo, venerdì 15 luglio nella chiesa Cattedrale di Potenza alle ore 17.30, insieme ai Vescovi e agli Arcivescovi delle chiese di Basilicata, al presbiterio diocesano e religioso (sacerdoti e diaconi permanenti), alle comunità religiose femminili, alle associazioni laicali presenti in diocesi, e a tutti fedeli del popolo di Dio ha reso grazie al Signore per il dono dei 25 anni di episcopato dell’Arcivescovo emerito dell’Arcidiocesi Mons. Agostino Superbo.


Con voce rotta dall'emozione Don Agostino ringrazia il popolo di Dio della Basilicata a cui è stato affidato. Nell'omelia anche alcuni ricordi, di quando gli è stata comunicata la nomina di Vescovo 25 anni fa, del suo imbarazzo per decidere se accettare o meno perché non se ne sentiva all'altezza e dei colloqui con il suo padre spirituale che con fermezza gli disse :-Agostino non l’hai scelto tu. Sentiva forte la sproporzione enorme “ tra quello che tu sei e l’incarico affidato”. Poi il ricordo del giorno della nomina di quando Don Tonino Bello, allora Vescovo di Molfetta, nell'annunciarlo ai seminaristi gli disse:- Ti faccio lo stesso augurio che ho fatto a me stesso nel giorno della mia nomina, ti auguro di essere un Vescovo che odora di popolo, un vescovo fatto di popolo.


Eh si, quell'augurio ha abitato sempre in lui, è stato quel Pastore che puzza di pecora, ha ricevuto chiunque. E' stato davvero in mezzo al popolo lucano. Lontano da ogni gloria anche quando da solo ogni mattina si recava a fare la spesa all'alimentare vicino alla curia rifiutando ogni aiuto di chi volesse portargli quelle buste della spesa. Schivo agli inchini e al bacio dell’anello Mons Superbo è stato vicino agli ammalati, ai bisognosi e a coloro che hanno perso il lavoro non risparmiando, a volte, anche sferzate e incoraggiamento ai politici locati un po’ distratti verso queste problematiche. E per odorare meglio di popolo ha scelto, alla fine della sua carriera, non un comodo posto a Roma ma la semplice carica di “Vice parroco” in una chiesa di periferia “ perché qui la messe è molta ma mancano gli operai” dice a tutti. Don Agostino ci ha insegnato come fare Gesù e non come dire Gesù e ce lo ha impresso nel cuore accettando come capo Pastore di portare croci pesanti non sue, da solo e in silenzio. Si don Agostino ci ha insegnato a vivere il Vangelo più con i suoi sofferti silenzi che con le parole. E’difficile far comprendere che Dio bussa alle porte sia delle vittime che dei carnefici, che un Vescovo è il padre di tutti. Tante umiliazioni senza colpa alcuna se non quella di essere il Pastore del nostro popolo, un popolo che lo ha lasciato solo nel calvario di tante vicende. Si così ha fatto Gesù, non lo ha detto, lo ha fatto. Singolare Dioincidenza è stata che il nostro sgangherato gruppo di preghiera scelse come nome “come pecore in mezzo ai lupi” proprio vedendo in televisione le immagini di Don Agostino interrogato dal Pubblico Ministero in tribunale e trattato senza alcun riguardo e manco a farlo apposta il brano del Vangelo scelto ieri era proprio questo del “io vi mando come agnelli in mezzo ai lupi” Si Don Agostino tu sei stato mandato qui come agnello in mezzo ai lupi e mite ed umile di cuore hai sopportato tutto da solo.

Saluto a Mons. Superbo in occasione del 25° della ordinazione episcopale a nome del laicato diocesano.


Arcidiocesi di Potenza - Muro Lucano - Marsiconuovo Indirizzo di saluto a s.e. mons. Agostino Superbo nel XXV di ordinazione episcopale. Eccellenza Rev.ma “iuvenescit ecclesia”. La Chiesa continuamente ringiovanisce in forza del vangelo! Traggo dall’incipit della recente nota della Congregazione per la Dottrina della Fede sulla relazione tra doni gerarchici e doni carismatici, il primo gioioso pensiero che mi suscita l’occasione del suo giubileo episcopale. Un’esclamazione di speranza e di fiducia “iuvenescit ecclesia”, che neanche i drammatici e amari fatti di cronaca di questi giorni, neanche le circostanze più avverse e dolorose, possono spegnere o sminuire. Sono stato invitato a interpretare il sentimento di tutte le realtà del laicato organizzato, a dare voce a quanti vogliono ringraziare con Lei il Signore che L’ha chiamata 25 anni or sono alla pienezza del sacramento dell’ordine, per manifestarLe riconoscenza per quanto si è speso, per quanto ci ha donato, per tutto quello che ha progettato, ha realizzato e ha anche sofferto con noi e per noi. Se davvero “iuvenescit ecclesia”, come non leggere la vicenda collettiva di noi cristiani, ma anche quella personale di ognuno e in particolare quella di un Vescovo, come un progressivo esodo da ciò che è vecchio a ciò che è nuovo, dalla schiavitù alla libertà, verso gli spazi aperti della carità? Si, la comunione con Cristo e l’accoglienza dello Spirito conducono ad una vita nuova … Anche quando il corpo mostra i segni del tempo e la stanchezza ritarda i nostri passi, la novità della vita di Dio non cessa di irrompere nell'uomo vecchio, rigenerandolo, in una sorta di prodigiosa, progressiva conformazione a Cristo “l’uomo nuovo”. È così che considero le tappe del suo sacerdozio e del suo episcopato, che si sono strettamente intrecciati con gli anni della prima, feconda attuazione del Concilio. Penso a una serie di esperienze di fede e di carità che hanno condotto Lei alla crescente assimilazione al Signore Gesù; penso a un continuo lavorio dello Spirito che Le ha chiesto di spingersi verso il nucleo più profondo della sua persona, per ristrutturarlo e rinnovarlo dall'interno. Dopo i primi dieci anni, nei quali ha retto la Diocesi di Sessa Aurunca e poi di Altamura-Acquaviva-Gravina, ed è stato apprezzato Assistente Generale dell’ Azione Cattolica Italiana, il 25 marzo 2001 Lei è stato chiamato a esercitare il triplice munus episcopale a vantaggio del santo popolo di Dio che è nella Diocesi di Potenza-Muro-Marsiconuovo. In questi stessi anni Lei ha svolto con efficacia per due mandati il ruolo di Vicepresidente nazionale della CEI, e ha guidato con saggezza la Conferenza Episcopale di Basilicata, consolidando una confortante armonia di intenti e forze, insieme a tutti i vescovi delle Diocesi lucane. Inoltre Lei è stato anche postulatore della causa di beatificazione di un altro grande presule meridionale, mons. Tonino Bello, nella cui scia Lei si è inserito decisamente, per trovare luce e ispirazione nel suo ministero. Come Nicodemo anche Lei si è reso disponibile a rinascere in ogni fase della sua esistenza, per fare nuove, con lo Spirito e nello Spirito, tutte le cose, per cui infine, fattosi tutt’uno con la nostra terra e con la nostra gente, Lei ha saputo restituirci giovinezza con le sue parole, le opere e anche con i suoi silenzi. Le parole. Nella fertile linea dei Vescovi suoi predecessori, Lei ha fatto ringiovanire questa Chiesa con i suoi insegnamenti, da impareggiabile omileta, teologo raffinato e maestro della Parola di Dio e attento scrutatore dei problemi sociali. Non ha fatto mai sconti alla dottrina, e le sue omelie i suoi documenti e suoi interventi sul sociale hanno parlato in maniera concisa, semplice ed efficace al cuore e alla mente di ognuno, illuminando nelle occasioni liete o, purtroppo, difficili, la vita della Diocesi e della società lucana. Lei ci ha insegnato a guardare alla nostra regione con verità, ma anche con carità e speranza; a leggere in profondità le cause del suo “blocco” e della sua immobilità sociale. Senza dissimulare i problemi di una realtà indebolita, tra le più provate dalla grave crisi in atto, senilizzata, privata dei suoi giovani e incerta del suo futuro, Lei ha sempre continuato a esprimere fiducia nelle attuali e concrete capacità di invertire la tendenza al declino, facendo appello alle tante forze sane ancora qui presenti, e indicando nel Vangelo di liberazione, il fondamento per trovare nuovo orientamento morale e sociale, capace di far rinascere e rifiorire la nostra bella regione. Le opere. L’elenco delle opere da Lei poste non può che essere schematico e incompleto. Anzitutto come non dirLe quanto Lei ci abbia edificati per come ha vissuto tra noi in maniera sobria ed essenziale, riuscendo sempre a creare canali di dialogo veri e autentici con chiunque bussasse alla sua porta, e con la povera gente sopratutto. Ricordiamo la Sua attenzione al prezioso lavoro della Caritas nelle periferie umane e esistenziali della Diocesi, lo zelo per la edificazione di nuove chiese laddove carenti e il recupero di tante canoniche, la costruzione del monastero delle Clarisse, la visita pastorale alle nostre parrocchie, l’impegno culturale nell'Istituto Superiore di Scienze Religiose, l’impulso alla pastorale familiare e a quella di ambiente, la cura del presbiterio diocesano, la premura per il Seminario regionale e le vocazioni, i memorabili convegni laicali e presbiterali, l’apertura del museo diocesano, la risposta concreta al problema del lavoro con l’impulso al Progetto Policoro, e da ultimo il contributo a realizzare luoghi di accoglienza per chi non ha un letto o un pasto per sfamarsi. Inoltre nel suo familiare rapporto con le tante componenti dell’associazionismo cattolico, Lei ha saputo sempre riconoscere e promuovere la peculiare responsabilità laicale, valorizzando con paterno affetto il nostro impegno dentro la comunità ecclesiale e incoraggiando ogni nostra buona opera e ogni buona intenzione di servizio alla comunità degli uomini. I silenzi. Ma Lei ha parlato anche con i suoi silenzi. Di solito pensiamo alla croce dei vescovi come “croce pettorale” bella e decorativa, e non a quella ben più greve e pesante che essi portano sulle spalle, e sulla quale talora il mondo li costringe a salire. Una croce di indifferenza e di incomprensione. Possiamo solo immaginare il peso della solitudine davanti a problemi di cui avrebbe fatto volentieri a meno, i lunghi tempi di riflessione nel suo studio o nella sua cappella, a rimuginare sulle tante difficoltà – molte improvvise e imprevedibili – che Lei si è trovato a affrontare, affidandosi sicuramente alla preghiera, al consiglio dei collaboratori più stretti. Lei, ha sempre portato dignitosamente dentro di sé, giorno dopo giorno, tutto quando ha dovuto patire per vivere la Sua esperienza episcopale in pienezza, senza sfuggire al Suo posto di responsabilità, con un atteggiamento incomprensibile alla logica mondana, per non ritardare in alcun modo i tempi dello Spirito. L’eredità. Solo tra qualche tempo sarà compiutamente possibile inscrivere la vicenda del suo episcopato nella storia e nel cammino della Chiesa di Potenza e della Chiesa italiana, ma già oggi possiamo raccogliere alcuni tratti preziosi dell’eredità che Lei ci ha lasciato. Anzitutto Lei ci ha testimoniato che, se c’è un contributo peculiare della Chiesa per il riscatto sociale del nostro popolo, esso consiste nel rinnovamento della comunità cristiana nel segno del vangelo della fraternità e della responsabilità. In secondo luogo la sua spinta perché la “scelta preferenziale dei poveri” non si riduca a generica beneficenza, non resti una espressione alla moda, ma conduca a vera condivisione, anche dei beni ecclesiastici, spingendo ad amare i poveri e a servirli soprattutto nella causa della giustizia. In terzo luogo Lei ha favorito (proprio nella linea della “iuvenescit ecclesia”) il definitivo superamento dello iato che spesso ha contrapposto doni gerarchici e doni carismatici, gerarchia e laicato, spiegandoci che un carisma senza istituzione s’affievolisce e un’istituzione senza carisma si sclerotizza. Conclusione. Nel pieno dell’anno giubilare dedicato da Papa Francesco alla misericordia, non posso chiudere questo saluto senza chiedere perdono a Dio e a Lei per le volte in cui abbiamo ingenerato incomprensioni, per i ritardi nell’ obbedienza filiale, per le volte in cui l’abbiamo lasciata nella solitudine. Generosamente Lei ha scelto di restare in Diocesi, e la sua permanenza tra noi acquista il valore di una presenza amica cui guardare per avere ragioni di fede, di fiducia, di conforto, di speranza. Siamo certi che la collaborazione continuerà, pur se in maniera diversa, sotto la saggia e illuminata guida di mons. Salvatore Ligorio, e resterà alta la fiducia di sentirci legati strettamente, nel comune cammino di attuazione del Vangelo. Preghiamo ora per Lei perché l’accompagni sempre la consolazione di Maria, immagine efficace della perenne giovinezza della Chiesa, sotto il cui praesidium Lei ha posto il suo episcopato, e Le sia di conforto la serena certezza che in Dio, Signore della storia e della vita, niente di ciò che ci ha donato è cancellato, tutto è custodito per l’eterno! Amen. Potenza, Chiesa Cattedrale, 15 luglio 2016 Giancarlo Grano

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